Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Campionati, i medici della serie C dicono no alla ripresa

Francesca Muzzi
  • a
  • a
  • a

I responsabili medici delle società di calcio di serie C dicono no alla possibilità di tornare in campo. Tra questi c'è anche Egidio Giusti, il medico che da più di trent'anni segue l'Arezzo. Il protocollo sanitario redatto dalla commissione medico-scientifica della Figc è di difficile applicazione per i Club di Serie C e lascia ancora troppe domande aperte. “Ci sono spese che non possono essere sopportate da società di serie C - dice Giusti - E' praticamente impensabile che una società di calcio di Lega Pro, in questi tempi, prenda in affitto un albergo, ci porti oltre ai giocatori e allo staff tecnico magazzinieri, segretari. Ogni due o tre giorni tutti devono essere sottoposti ai tamponi che non sono disponibili nemmeno per i cittadini. Non so quanto ogni società possa sostenere spese che si aggirano intorno ai 60mila euro a settimana”. C'è poi un'altra situazione che è stata sottolineata dai medici: “La difficoltà di accedere ad un numero elevato di tamponi, che allo stato attuale non sono disponibili nemmeno per i cittadini. Inoltre, i medici prestano servizio sul territorio e, soprattutto nelle zone maggiormente colpite dal coronavirus, sarebbe altamente rischioso entrare in contatto sia con i calciatori che con i propri pazienti. Si rischierebbe di diffondere il virus”. Il protocollo apre inoltre una serie di questioni che attengono le diverse responsabilità, civili e penali, che si dovessero prefigurare nel caso di contagio. Oltre ai tesserati, numerose altre figure sono coinvolte nella ripresa del campionato e non è immaginabile che i medici si assumano responsabilità per tutti. Una situazione rischiosa e la domanda alla fine sarebbe solo una: ma ne vale davvero la pena? Anche perché se ci fosse una ripresa del campionato, sarebbe a porte chiuse. “Il prossimo 7 di maggio - dice ancora Egidio Giusti - decideremo sul da farsi. Ma secondo noi non ci sono davvero le condizioni per andare avanti. Un protocollo di questo genere può andare bene per le squadre di serie A, ma le nostre proprio no”. E se la situazione è così complicata per i professionisti, figuriamoci per i dilettanti. “Quasi inimmaginabile - dice il medico amaranto - e il brutto arriverà a settembre quando, forse, ripartiranno i campionati. Ma quali saranno le regole che dovranno seguire le società a partire dalle scuole calcio e dai settori giovanili. Quelli che ci aspettano saranno mesi difficili per tutto il movimento”. Intanto da parte del presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli sono arrivati i ringraziamenti ai medici: “per il fondamentale contributo che hanno dato al tavolo, oltre che per il lavoro straordinario che stanno facendo in prima linea sul territorio”