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Daniele Bracciali innocente: la Corte d'Appello annulla la radiazione

Francesca Muzzi
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Daniele Bracciali è innocente. La corte d'appello federale della Fit, si è espressa a favore del tennista aretino e di Potito Starace, ribaltando la condanna di radiazione pronunciata lo scorso 6 agosto dal tribunale federale e riconoscendo la non-esistenza del fatto di cui i due atleti venivano accusati. È caduta, dunque, la dura accusa di "aver alterato l'esito di alcuni incontri al fine di realizzare guadagni illeciti tramite scommesse" perché il fatto non è mai accaduto e comunque non è dimostrabile, di conseguenza entrambi potranno ancora rimanere nell'universo del tennis come giocatori o come tecnici. Se però Starace è stato completamente assolto, a Bracciali è stata comunque comminata l'inibizione da ogni attività per dodici mesi (otto di questi sono già passati) e il dimezzamento della multa iniziale da 40.000 euro a 20.000. Questo perché l'aretino, pur innocente, ha ammesso di aver tenuto rapporti, seppur in buona fede, con il commercialista bolognese al centro del mondo delle scommesse sportive. «Ringrazio i miei avvocati, Alberto Amadio e Filippo Cocco, ed i miei consulenti, il generale Rapetto e il dottor Tura - scrive il tennista, - perché mi hanno sempre sostenuto ed assistito, fiduciosi che la giustizia avrebbe riconosciuto che, né io né Starace, abbiamo mai alterato o tentato di alterare partite di tennis. Adesso possiamo riprendere a vivere con maggiore serenità e fiducia». Nel frattempo grande soddisfazione ed ottimismo sono stati espressi anche dai suoi due avvocati. «Siamo contenti che sia stata riformata una sentenza di primo grado profondamente ingiusta per Bracciali - spiegano Amadio e Cocco. - La vicenda ora viene totalmente ridimensionata: non vi sono illeciti sportivi né consumati né tentati, dunque siamo convinti che la sospensione verrà ulteriormente ridotta o annullata completamente. Rivolgiamo il nostro ringraziamento a chi ha portato il proprio contributo alla felice risoluzione della vicenda, in primis al generale Umberto Rapetto: questa sentenza, apprezzabile e di livello, finalmente restituisce dignità ai due tennisti».