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Il Centro Sportivo, l'Arezzo, ce l'aveva

Francesca Muzzi
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Il problema dei campi di allenamento non è di oggi. E nemmeno di ieri. Bensì dell'altro ieri. C'era ancora Severini presidente e Martucci (direttore generale) minacciava di portare l'Arezzo (allora in serie D) ad allenarsi in piazza del Comune. Era l'estate 2011. Sul finire della stessa arrivò la soluzione: nuovo accordo con i Funghini. Ma tutto saltò e definitivamente due anni fa. Mauro Ferretti (da gennaio 2013 presidente) decise di chiudere con i proprietari dei due campi davanti allo stadio, anche perché avevano alzato il prezzo di affitto, secondo quanto diceva il patron che era convinto che un'altra soluzione più conveniente l'avrebbe trovata. E l'aveva trovata. A cento metri di distanza. L'Arezzo il suo centro sportivo ce l'aveva. Si chiama Villaggio Amaranto. Campi in sintetico, campo in erba (come piacciono a Sottili e a qualsiasi allenatore), spogliatoi e facilmente raggiungibile anche a piedi dal Comunale. Ferretti stesso lo chiamava “la casa dell'Arezzo” e chissà che oggi considerati i soldi per rimettere a posto la Nave a Castiglion Fiorentino, i viaggi a destra e a manca e anche le arrabbiature (quelle costano di salute), l'Arezzo non avrebbe risolto il suo problema. Che alla fine non era nemmeno un problema. Perché la soluzione era lì a portata di mano e forse anche di tasca. Ma il presidente Ferretti - a quel tempo mal consigliato - decise di chiudere con Umberto Zerbini. Ora la colpa non sarà tutta del divorzio Ferretti-Zerbini se l'Arezzo non ha i campi, ma prende rabbia vedere una squadra di Lega Pro che punta alla B girovagare come zingari per la provincia, quando la soluzione c'era. Comodo dare la colpa all'assessore Lucia Tanti che alla fine ha solo ereditato una patata bollente che bolle da cinque anni. E' vero, adesso tocca anche a lei trovare una soluzione che sta cercando e che due anni fa era lì. A due passi. Veramente a due passi dal Comunale.