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Dal Vasari alla Nazionale: Jacopo come in una favola

Francesca Muzzi
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Questa è una storia che molti, se non tutti, vorrebbero raccontare. E' una storia di cui non molte Società possono vantarsi e raccontarla in Club House. E' una storia breve, perché parla di un ragazzo che ha meno di 20 anni e ha l'azzurro delle maglie della Nazionale di rugby Under 20 nel cuore. Jacopo Bianchi, terza linea classe 1998, è il ragazzo protagonista di una delle più belle storie che si possano raccontare nel nostro mondo, e sappiamo già che la sua storia, nonostante i tanti traguardi raggiunti, è ancora in buona parte da scrivere, se queste sono le premesse. La sua passione per il rugby è soprattutto divertimento, lui ci mette poi grandi  capacità ma soprattutto grandi sacrifici e lavoro costante e continuo, quel lavoro che serve a migliorare e a dimostrare a sé stessi e a tutti dove si può arrivare. Jacopo ha cominciato da ragazzino, incuriosito dal rugby; l'ambiente, i ragazzi incontrati al campo del Vasari e i tecnici che lo hanno allenato lo hanno fatto crescere e nel tempo, oltre ai tornei e campionati giocati con il Vasari, tra i quali alcuni vinti come il Campionato under 16 élite, è stato selezionato per la rappresentativa zonale under 14 del Comitato Regionale ed è entrato nell'Accademia Zonale di Prato che seleziona i migliori giocatori del territorio per formarli e farli crescere ulteriormente. Oggi è un tesserato del Vasari Rugby ed è stato inserito nell'Accademia Nazionale “Ivan Francescato” di Parma, dalla quale sono usciti alcuni dei migliori talenti del rugby italiano. La prossima stagione sarà per lui, e naturalmente anche per tutti noi, quella che segnerà una svolta: Bianchi infatti vestirà la maglia delle Fiamme Oro nel Campionato di Eccellenza, il massimo campionato italiano di rugby. E' stabilmente nel XV della Nazionale Under 20 allenata da Carlo Orlandi e Alessandro Troncon, e con la maglia numero 6 ieri pomeriggio, nella partita di esordio del Campionato Mondiale di Rugby Under 20, contro l'Irlanda, al 17° minuto di gioco ha schiacciato in meta dopo un'azione inarrestabile partita dai suoi due compagni di squadra Rizzi e Cioffi. Il rugby aretino ha urlato per quella meta non solo per il vantaggio dell'Italia ma soprattutto per l'orgoglio di chi si sente in qualche modo “padre” di quel ragazzo alto quasi 1,90 (senza nulla togliere al padre Lorenzo che era a Kutaisi ad assistere alla partita) che ha portato il rugby italiano ed i colori del Vasari Rugby nel Campionato Mondiale contribuendo con la sua meta alla vittoria degli “azzurrini” sulla temibile Irlanda. Alla storia raccontata in queste righe bisogna aggiungere un particolare importante: il successo non ha cambiato nulla del carattere di Jacopo, i suoi amici sono sempre i suoi amici, Arezzo la sua città, il Vasari la sua Società e non manca, quando gli è possibile, di venire al campo per tifare per i suoi compagni in campo dimostrando un attaccamento ai suoi colori, che va oltre gli impegni sportivi in corso, e quel senso di appartenenza che fa di uno sportivo un esempio per la Società.