Vietato dire non ce la faccio più

Marta innamorata, intrappolata nella “rete”

08.12.2014 - 14:21

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Se è vero che internet è una rete in grado di congiungere ogni punto, è anche vero che proprio come una rete può catturare tra le sue maglie e cambiare persino gli esiti di una vita. Marta ha vissuto sulla propria pelle i risvolti peggiori di questa “stretta” dove la sua privacy è stata violata per sempre. “A diciotto anni pensi di essere già grande, in realtà della vita non hai mica capito nulla ancora” ma certi eventi obbligano a crescere e oggi sicuramente, anche se sono passati solo due anni, Marta è maturata, tanto che sembra di parlare con una ragazza molto più grande della sua età. La sua è una storia che è capitata anche ad altri adolescenti che passano buona parte del loro tempo sui social networks e senza saperne fare il “giusto utilizzo”. E’ in imbarazzo mentre racconta la vicenda, abbassa lo sguardo “Ho mandato una foto al ragazzo con cui stavo, insisteva che voleva una mia foto nuda, che se davvero lo amavo dovevo mandargliela”. Marta ha diciotto anni, frequenta l’ultimo anno dell’istituto alberghiero di una piccola città di provincia, quando in un noioso pomeriggio come tanti altri il tono dei messaggi che scambia col ragazzo con cui sta da qualche mese, cambia. “Stavamo un po’ giocando, io ci tenevo a lui. Avevo paura di perderlo. Poi davvero pensavo fosse solo un gioco e mi fidavo. Non ho pensato alle conseguenze. Ho fatto una foto nuda e gliel’ho mandata”. Il giorno dopo mentre è in pullman ha come l’impressione che tutti la stiano osservando “mi guardavo addosso, tirai anche fuori lo specchietto per guardarmi bene in faccia se avevo qualcosa che non andava”.
Appena arriva a scuola capisce, le sue compagne le corrono incontro dicendo che sta girando in tutte le classi la sua foto, completamente nuda. “Mi sono sentita morire, lui diceva che l’aveva mandata solo a un suo amico”. E’ così che funziona la rete, l’amico manda ad un amico che poi manda ad un altro amico, nel giro di pochi giorni tutti avevano visto quella foto. “ Non si può descrivere l’imbarazzo, il gelo. Persino i professori sapevano cosa stava accadendo”. I coetanei la deridono, nessuno la difende, anzi persino le amiche più care le dicono che è stata “stupida, che se lo merita”. Marta spera che tutto finisca nel giro di qualche settimana, come tanti pettegolezzi. Invece no, passa un mese. “Tornavo da scuola e piangevo. Venni persino a sapere che quella foto era arrivata ad alcuni amici dei miei genitori. A quel punto non ho più avuto scelta. Ho dovuto parlare con i miei”. Rivolgersi ad un adulto è in questi casi l’unica cosa da fare. “Mia mamma è stata bravissima. Pensavo mi dicesse quello che dicevano le mie amiche, che la colpa era mia. Invece mi ha detto che l’unica colpa che avevo era stata quella di fidarmi di una persona meschina. Mi ha accompagnato a fare una denuncia. Solo allora ho capito che davvero la colpa non era mia. Lui ha passato guai, mi ha dovuto chiedere scusa, si sono messi in mezzo gli avvocati”. Quello che però Marta ci tiene a raccontare non sono tanti i risvolti giuridici, quanto il dolore che ha provato in quei mesi, quella costante sensazione di disagio, “di aver sbagliato, di essere sbagliata”, una sensazione che ancora non l’ha del tutto abbandonata e che le impedisce di fidarsi totalmente degli altri. “In quel periodo ho pensato di cambiare scuola, persino città, poi ho capito che era lui che doveva vergognarsi”.
Oggi sono passati due anni, Marta ha lasciato la sua città ma perché si è iscritta all’Università “non è stata una fuga, ma una scelta”. Ed è stata anche un’occasione, quella di guardare il mondo fuori da una città di provincia, quella di potersi guardare finalmente con i propri occhi e non con gli occhi degli altri, di non sentirsi più giudicata e di non giudicarsi più. “So che tante si sono trovate nella mia situazione. Prima di tutto vorrei dirvi di non inviare mai filmati, immagini vostre di un certo tipo perché per un attimo di leggerezza rischiate di cambiarvi davvero la vita e in peggio. E se il guaio già l’avete fatto, rivolgetevi subito ai vostri genitori o comunque a qualcuno di più grande che possa aiutarvi”. I consigli di Marta sono preziosi per poter vivere quella rete mai come quella che vi stringe, che vi costringe a dire “non ce la faccio più”, ma quella a cui appigliarsi e che vi fa sentire al sicuro.

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