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Stefano, la vita sconfigge la paura

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Selene Bisi
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Una Laurea, un lavoro stabile e una grande passione per la musica. Una compagna che ama e una figlia in arrivo. Questa è la vita di Stefano quando scopre, a 36 anni, che in lui c'è quello a cui darà nome "il coso". "Il primo ricovero c'è stato nel Dicembre 2012, febbre altissima, svenni. Ero tutto bloccato. Mi ripresi, ma iniziai a essere perseguitato da fortissimi mal di testa". Così, seguono una serie di analisi, di esami e una diagnosi errata "dissero che si trattava di un angioma cavernoso. Ma i miei mal di testa continuavano, sempre più forti. Un amico mi portò a Milano dove mi dissero che si trattava di "un coso"." Così Stefano chiama il tumore, "con quel soprannome mi fa meno paura, e ormai è un'abitudine, come se ci fossi affezionato. E soprattutto fa meno paura anche agli altri. Se si parla di cancro leggo lo sconforto negli occhi della gente".Dal momento della diagnosi c'è stato un totale cambio di vita: ha cambiato alimentazione, prestando grande attenzione all'origine dei prodotti, lavora solo mezza giornata e il pomeriggio lo dedica alla bambina che nel frattempo è nata e oggi ha due anni. È proprio a questa piccolina che è legato il momento più difficile e bello della malattia, è lei la ragione di tante paure, ma anche e soprattutto la spinta a essere forti: "Nei primi giorni del 2014, mentre aspettavo la visita a Milano, ma già sapevo che c'era qualcosa che non andava, ebbi un momento di forte sconforto. Poi mia figlia, che aveva solo 5 mesi, allungò le braccia e fece come per abbracciarmi. In quel momento piansi, come mai mi ero dato l'opportunità prima". Ogni tre mesi Stefano, viene oggi sottoposto a controlli per capire se "il coso" cresce, con quale frequenza, perché al momento l'unica cosa che può fare, per ragioni cliniche, è tenerlo sotto controllo. "È chiaro che ho paura, anche Muhammad Ali prima di ogni incontro aveva paura, ma ho come la consapevolezza di aver fatto una marea di cose, di non avere rimpianti. E soprattutto mi aiuta parlare con quelli che io chiamo "colleghi", gli altri malati." Questo è anche ciò che sente di consigliare a chi vive la sua stessa situazione: "Parlare, condividere la propria esperienza, sentir raccontare la storia persino di chi non ce l'ha fatta perché non è tanto importante come è finita, ma come hanno affrontato tutto questo". Oggi Stefano sta realizzando molti sogni, in Autunno uscirà il suo cd, dedicato in parte anche alla sua battaglia. Grazie a un corso di formazione in ambito pedagogico, si sta occupando di bambini "questa è la cosa che mi gratifica di più, con loro puoi tornare all'essenza della vita". Progetta un giorno di andare a vivere all'Estero con sua moglie che è davvero "l'altra metà della mela": "Lei è la ragione che io non ho e io sono l'irrazionale che lei non ha. Lei è il mio freno, io il suo acceleratore" e sua figlia che è "la sua confidente" e la migliore cura a ogni paura.La presenza del "coso", come lo chiama Stefano, è stata la possibilità per liberarsi di fardelli che appesantivano la sua vita, recuperando ciò che ama. "È stata anche l'occasione per capire su chi si può contare e chi no, chi è più sensibile, chi vorrebbe darti una mano, ma non riesce e chi invece lo fa con entusiasmo. Mi ha dato l'opportunità di conoscere persone che stanno peggio di me, ma non si arrendono, di conoscere associazioni che davvero offrono sostegno a chi vive questi momenti. Fin da subito mi sono sentito tutelato". La forza di Stefano, l'ottimismo con cui affronta la vita, che è lo stesso dei bambini di cui si occupa con impegno e dedizione, è ciò che gli permette di vivere persino il tumore come un'occasione per riempire di senso questo pazzo e meraviglioso viaggio chiamato vita.