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Il teatro delle stanze

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Selene Bisi
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Questa è la storia di un gruppo e di una passione che lo tiene unito: il teatro. Così nasce una compagnia teatrale, per gioco, per scommessa con se stessi. Ma come mi dice uno di loro, Simone: “recitare è un gioco serissimo. Io ho iniziato 20 anni fa, per cercare un intrattenimento diverso da quello della birra con gli amici. Ho subito capito, però, che recitare non è un hobby, è una passione e molto di più perché quando ci entri in modo completo, non trovi mai un corrispettivo fuori”. Oltre a Simone, quarantenne, fanno parte della compagnia, altre nove persone, in una fascia di età che va dai 25 ai 50 anni, con vite e professioni più disparate: dall'attore professionista, all'operaio, alla commerciante, alla dottoranda in lettere, al muratore, creando una figura ibrida che Simone definisce scherzosamente “murattore”. Guidati dal regista Marco Natalucci che, invece, svolge questo lavoro da sempre. Trovatisi per caso, hanno intrapreso 10 anni fa quest'avventura tutti insieme, questo “gioco serissimo” con grandi sacrifici di tempo sottratto alle famiglie, economici visto che sono totalmente autoprodotti. Non sapevano ancora quanto questo viaggio li avrebbe portati lontani. E non esiste in questo caso parola più appropriata di “viaggio”, intrapreso su treni che non passano più, nelle memorie di chi quei treni li ha persi, di chi li ha aspettati per un nuovo abbraccio e di chi, forse, sta ancora aspettando. Lo spettacolo “Pane di ferro”, infatti, si muove lungo 3 chilometri di ferrovia, mettendo in scena testimonianze, aneddoti di un mondo sconfinato, lungo un binario che non è solo fisico, ma è anche temporale, perché c'è il racconto cronologico di quanto quel mondo sconfinato sia cambiato. Così, questa piccola compagnia, nata per passione, ha iniziato a portare il suo spettacolo nei circuiti di ferrovie dimenticate, regalando emozioni, risate, perché il treno uscita sempre qualcosa di particolare in tutti. Nessun altro luogo quanto la stazione è visto come un luogo di attesa. E ad attendere la Compagnia, nata nella provincia di Siena, oggi c'è un nuovo traguardo, un obiettivo raggiunto: l'esibizione al Fuori Expo, nell'ambito della promozione territoriale. E' un monito a non dimenticare i piccoli territori che sono intrisi di storie e a valorizzare una cultura che deve essere anche sociale, costruita sulle risorse umane. Esattamente come questo gruppo che, nato per gioco, oggi sta percorrendo il binario del successo, con entusiasmo e sacrificio perché “quando ci esibiamo a Milano, magari rientriamo a casa alle 4 di mattina e alle 8 dobbiamo andare a lavoro in cantiere, ma la passione non trova mai scuse”. Oggi i nuovi obiettivi sono rivolti principalmente all'ambito sociale: sperimentare, come già stato fatto in Germania, corsi di teatro per disoccupati, scrivere una spettacolo sulle industrie che non ci sono più e su quello che ha significato per tante vite e ancora un testo sulla malattia oncologica. Il teatro infatti, ed è questo che sta premiando il Teatro delle stanze, deve saper raccontare il tessuto sociale perché, paradossalmente, spesso non ci rendiamo conto di quanto la vita sia reale finché non la vediamo messa in scena. [email protected]