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Lara ritrova se stessa aprendosi ai deboli dell'India

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Selene Bisi
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Seneca scriveva all'amico Lucilio: "Animum debes mutare non caelum", eppure, a volte, partire, cambiare cielo, sembra essere l'unico modo per far pace con la propria anima. Il viaggio è stato il modo in cui Lara è riuscita a ritrovare se stessa: "Nel 2013 mi sono resa conto che non c'era sole nella mia vita, dovevo andar via. Avevo sempre svolto volontariato, facendo clownterapia con l'Associazione Nasi e Nasi, così ho iniziato a guardare le loro missioni all'estero. E nell'ottobre dello stesso anno sono partita per l'India come volontaria in un orfanatrofio". Racconta di calore e amore, di bambini che non avevano nulla eppure sorridevano sempre: "Appena tornata in Italia ho subito capito che volevo ripartire che il mio posto non era più qua. Ma là con quei bambini. Nel nostro Paese vedo sempre tutti arrabbiati, se non hanno problemi se li creano. Invece in India, dove non hanno nulla, conservano sempre la genuinità". Così Lara, che lavorava in un grande centro commerciale, si licenzia, qualcuno l'ha definita "una pazza", ma il coraggio richiede sempre una buona dose di follia. "Ho girato l'India per quattro mesi, dovevo anch'io rendermi conto se avrei potuto farcela. E più mi guardavo intorno, più mi sentivo finalmente a casa". Lara sente il proprio cuore finalmente sereno e vuole fare qualcosa per aiutare quei bambini, le persone che vivono in strada. Fonda così Mera- Dil che in Indi significa "cuore mio". Raccoglie fondi grazie ai quali è riuscita a costruire i bagni nell'orfanatrofio, a procurare generi di prima necessità e a far studiare questi bambini. Lara si batte perché anche a loro sia garantito un futuro degno, come tutti gli esseri umani. Ma per quanto cerchi di migliorare la situazione di certe zone dell'India, è proprio questo Paese ad averle dato la lezione più grande. "Prima ero molto chiusa nelle mie idee, ho imparato la tolleranza verso l'altro, verso le altre religioni. Perché come mi dice sempre un amico musulmano -non importa quale nome abbia il Dio che preghi, l'importante è che tu sia una brava persona". Ma soprattutto ha capito che gli ostacoli che si presentano nel nostro cammino, come è successo a lei nel 2013, non sono altro che straordinarie opportunità. Tant'è che l'icona della sua onlus è un elefante che guarda verso l'alto, verso un palloncino a forma di cuore che tiene nella proboscide perché "come dico sempre ai miei bambini indiani non importa quello che hai oggi, ma quello a cui guardi perché è là che potrai arrivare".