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Leonardo e la voglia di viaggiare

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Selene Bisi
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Mi chiedo sempre perché gli uccelli stiano fermi nello stesso posto quando possono volare ovunque sulla Terra. Poi faccio la stessa domanda a me stesso”. Così ha scritto Harun Yahya. Perché non si parte sempre per fuggire da qualcosa, ma si può partire perché, come dice Leonardo "si cerca qualcosa di diverso. Il mio obiettivo è conoscere il mondo coi miei occhi, oltre quello che si vede nei telegiornali" Leonardo nasce e cresce a Siena a pane e contrada. Un amore per le proprie radici che non mette mai in discussione e che sente di apprezzare ancora di più ogni volta che torna da uno dei suoi viaggi. Ma "il mondo va conosciuto" ed è un'esigenza che scopre a 22 anni quando "per la prima volta ho fatto un viaggio un po' diverso dalla solita vacanza. Sono stato con i miei in Marocco. Per me era tutto nuovo, quasi un altro mondo e sono rimasto spiazzato". Una volta tornato Leonardo sente subito il bisogno di ripartire, di mettersi in gioco. Da solo. Così parte per la Birmania "quando vai in certi posti è come un viaggio indietro nel tempo. Ti colpisce quanto le persone riescano a vivere davvero con poco, con semplicità e essere comunque felici" Viaggiare significa conoscersi, mettersi alla prova, ti costringe a superare i tuoi stessi limiti "proprio durante quel viaggio, ero a bordo di una chiatta. Si è rotto il faro mentre stava facendo buio e abbiamo dormito così, fermi in mezzo al fiume" Perché a volte c'è anche la paura, ma lui è fatalista "se mi deve succedere qualcosa, può capitare ovunque, ma almeno mi succede mentre sto vedendo il mondo" Leonardo ha saputo volgere a proprio favore anche il fatto che, come tanti suoi coetanei italiani, passa da un contratto a tempo determinato all'altro. Ma questo precariato ha significato anche la possibilità di guardare altrove. "Quando torno in Italia, mi scatta subito di nuovo l'adrenalina del viaggio". E così di nuovo è andato all'avventura: in India, in Turchia. E sempre da solo "è chiaro che i miei genitori, la mia ragazza sono un po' preoccupati, ma sono anche contenti perché sanno quanto per me sia importante partire" Perché i viaggi migliori sono proprio quelli che si fanno da soli, all'avventura, in posti lontani da noi, non solo come distanza in chilometri, ma in cultura, mentalità. Quei viaggi in cui possiamo riscoprire la compagnia di qualcuno di cui invece nella vita quotidiana spesso ci dimentichiamo: noi stessi.