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Autismo, l'importanza di capire i nostri figli

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Selene Bisi
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Se essere genitori è il mestiere più difficile del mondo, ce ne sono alcuni che devono essere più bravi di altri perché hanno figli speciali. Questo è il caso della famiglia di Virginia "la prima a accorgersi che qualcosa non andava fu subito mia moglie. I dottori però ci dicevano che era una bimba pigra e eravamo noi apprensivi. Poi una volta ci hanno chiamato dall'asilo perché lei stava male. Fu portata a Neuropsichiatra infantile". Che qualcosa non va è ovvio. Virginia ha iniziato a dormire regolarmente solo dopo i 3 anni, Dario e sua moglie fanno le notti svegli a turno. Ma la diagnosi arriva quando la bambina ha 6 anni e dopo aver girato tutti gli specialisti d'Italia: autismo. Virginia è una persona solare, così come era una bimba divertente e divertita nonostante le crisi, le notti insonni "ci ha sempre dato tanta gioia". Al punto tale che Virginia, ora ventenne, è nella sua regione, l'Abruzzo, un modello per tanti: "ci siamo dovuti battere per tante cose, dall'avere un pulmino speciale, ai migliori insegnanti di sostegno, tutto perché potesse avere una vita tranquilla e soddisfacente" battaglie che hanno condotto con forza e che hanno vinto anche per tutti coloro che sono arrivati dopo. Tant'è che oggi Dario è presidente dell'Associazione Autismo Abruzzo. La vita della famiglia di Virginia è fatta di una sua particolare quotidianità: la mattina si sveglia sempre intorno alle 5 e mezzo, il padre va nella sua camera per tranquillizzarla e fare in modo che non svegli gli altri. Poi si prepara per andare a scuola e aspetta il pulmino con grande gioia. In classe è integrata, tutti le vogliono bene. Dopo la scuola ha un'assistente domiciliare, Elisabetta, a cui è molto legata, guardano la tv, ridono. "Quando siamo riusciti a comprendere, ad accettare la nostra esistenza, quella di nostra figlia, abbiamo capito che non è una limitazione, anzi Virginia è stata un dono, un'opportunità" ogni giorno con lei imparano cose nuove e accedono a un mondo ancora per certi versi sconosciuto "abbiamo passato tutta la vita a cercare di garantirle una vita più statica possibile, pensando che ogni cambiamento potesse sconvolgerla. Ma ci sono eventi inaspettati. Quando è venuto il terremoto a L'Aquila, siamo fuggiti a Vasto Marina. Quell'esperienza terribile diventó per Virginia come una vacanza. Accolse il cambiamento con allegria. Da allora facciamo sempre cose nuove". Due anni fa per il suo diciottesimo hanno preso un'intera carrozza di un treno con 68 invitati, da Sulmona fino a Isernia "un'esperienza bellissima per l'armonia che si era creata tra tutti" Dario sta combattendo una nuova battaglia per la sua Virginia e per altri ragazzi speciali: "nostra figlia tra accompagnamento e pensione di invalidità percepisce una cifra per cui senza il nostro aiuto non potrebbe far nulla. Io e mia moglie ci siamo posti il problema di quando andremo in pensione. Abbiamo anche un'altra figlia tredicenne che non è giusto debba rinunciare alle sue aspirazioni. Così ho pensato di far aprire a Virginia un sito di e commerce. Le nonne e altre signore si sono offerte di creare prodotti artigianali di alta qualità da vendere in giro per il mondo. Ma devo combattere con la burocrazia, con l'Inps, perché se per i lavoratori disabili dipendenti sono riconosciuti sgravi non accade per gli omologhi autonomi" una vicenda di cui Dario sta facendo una nuova lotta e che dovrebbe coinvolgere tutti. La battaglia per il diritto di Virginia Verzulli deve essere nostra perché possa avere una vita come gli altri, perché possa battere le mani come fa ogni volta che è felice, perché "la vita, la bella vita- mi dice Dario- piace anche agli autistici".