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Malick, clandestino per caso

Selene Bisi
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Come si diventa clandestini? A volte per caso e per inconsapevolezza. Questa è la storia di Malick. È il 2004 quando viene scelto dalla sua scuola, in Senegal, per un gemellaggio in Francia. Ha una bella famiglia, ma ha un obiettivo, come tutti i suoi coetanei africani: l'Europa. "Noi guardiamo la tv, e crediamo che tutto sia rose e fiori come ci fanno vedere." Nasce così il sogno europeo, se non fossero convinti che in Europa si sta meglio, le persone non farebbero viaggi della speranza aggrappati alle ruote dei camion, a bordo di barche che spesso traghettano verso la morte e non verso la salvezza. Malick ha l'occasione di entrare nei nostri territori. "Una volta arrivato in Francia sono scappato dal gemellaggio. Avevo parenti in Italia. Così li ho raggiunti in treno. Avevo il visto valido, dovevo cercare di entrare in tempo in Italia prima che scadesse" Ma il possibile sogno di Malick assume presto i contorni di un incubo "appena è scaduto il visto mi sono scoperto clandestino. Non sapevo neanche cosa volesse dire. Ho cercato di capire, allora mi sono messo immediatamente a cercare lavoro, ma non trovavo nulla perché per lavorare mi serviva il permesso di soggiorno, ma senza lavoro non potevano darmelo". Succede così che un ragazzo di 19 anni, senza sapere la lingua, senza conoscere le leggi resta intrappolato tra le fitte maglie dei paradossi burocratici. "Sono arrivato in Italia con la mia identità, le mie tradizioni e dovevo confrontarmi con un altro mondo. Addirittura mi ricordo che chiesi a mio zio se in Italia parlassero lo spagnolo visto che quello l'avevo studiato a scuola. Il problema più grande per me era proprio riuscire a comunicare, mi comprai un dizionario italiano-francese e iniziai a studiare da solo. Per mantenermi lavoravo al nero, perchè nessuno poteva regolarizzarmi senza permesso di soggiorno e viceversa" Malick gira l'Italia lavorando nella vendemmia, come operaio, poi come metalmeccanico, come fornaio, come vu cumprà. "Avevo imparato che se non davo nell'occhio, se mi comportavo bene, magari non avevo problemi." Arriva nella provincia di Siena e incontra persone che gli cambieranno per sempre la vita, dando un senso alla sua partenza e al suo arrivo: Don Doriano e il Professor Campanini "Ho iniziato a frequentare corsi di alfabetizzazione. Studiare mi è sempre piaciuto tanto. In fondo a me la scuola ha salvato la vita. È stato il pretesto per partire dall'Africa e quello per restare in Italia." Entra infatti in un progetto scolastico per l'integrazione. Nel frattempo però gli arriva il decreto di espulsione. Sarà il progetto per l'integrazione a a permettergli la regolarizzazione "se ripenso a quanto si mobilitarono la Preside, tutte le maestre per aiutarmi a portare almeno a termine il progetto! Fu accettata la mia richiesta di asilo. E nel 2009/2010 ho avuto il permesso di soggiorno." Negli ultimi anni Malick ha potuto, con tanto impegno, costruirsi una vita: ha frequentato il corso per operatore turistico, ha un lavoro e ha scritto due libri con l'aiuto del Professor Campanini "il destino di un clandestino" e "Il Bel Paese". Ha imparato ciò che sembra essere più difficile per i migranti, ma che è l'unico modo per realizzare l'integrazione: rispettare le proprie radici avendo sempre rispetto per quelle del luogo di arrivo "migrare è pesante, non ti puoi spostare con tutta la tua roba. Non solo in senso materiale. Devi saper lasciare il posto in valigia anche alle cose nuove che vorrai e dovrai imparare. L'apertura deve essere sempre un arricchimento sennò vuol dire tagliare ciò chi sei, la tua identità, così rischi di perderti. Integrazione non deve significare perdere le cose vecchie, ma imparare cose nuove".