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Diversi non vuol dire inferiori

Selene Bisi
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Dsa, un acronimo che sta per Disturbo Specifico dell'Apprendimento e che si sente nominare ogni giorno di più. Oggi c'è maggiore consapevolezza grazie a adeguati strumenti diagnostici e a supporti che rendono queste difficoltà superabili. Francesco è la prova che tali disturbi non solo sono superabili, non solo si può avere un rendimento scolastico nella norma. È possibile anche eccellere. Francesco ha diciannove anni, è dislessico e disortografico. Lo scopre quando frequenta le scuole elementari, le lettere si accavallano, si confondono, leggere è un'impresa, scrivere anche. Le gambine delle “a” non vengono bene, le fanno sembrare “o”. Le parole si sovrappongono, sfumano. “Le maestre si arrabbiavano. Pensavano che fossi un bambino pigro, così mi punivano, mi isolavano dal resto della classe. La fortuna è che i miei di me si sono sempre fidati, sapevano che non ero svogliato e quindi venne loro il dubbio che ci fosse qualcosa che non andava”. È così che quando Francesco ha 7 anni, entra nella sua vita una persona a cui sente di dovere moltissimo. Ogni traguardo che oggi riesce a raggiungere lo deve soprattutto a lei: la sua logopedista. Molte cose che lo caratterizzano sono dovute al percorso fatto insieme. Con lei si è avvicinato al mondo dell'enigmistica, così si è appassionato alla risoluzione di problemi. “Mi ha incoraggiato tantissimo, anche se nonostante una diagnosi alcune maestre continuavano a non capire. Consapevole di avere un Dsa, chiedevo alla maestra di ripetere e lei mi rispondeva cose del tipo: Paganini non ripete”. Ma Francesco si rivela sin da subito un bambino cosciente delle proprie difficoltà e pieno di voglia di capire "facevo domande, cercavo spiegazioni. La cosa che mi ha incoraggiato è stata scoprire che anche personaggi come Leonardo da Vinci probabilmente erano dislessici. Così mentre la maggior parte dei miei coetanei aveva come modello qualche calciatore, io avevo Da Vinci”. Sceglie poi il Liceo delle Scienze Applicate. “Qua tutti gli insegnanti mi hanno sempre riconosciuto i diritti che mi spettano per legge: strumenti ausiliari come il computer o più tempo per concludere i compiti in classe. Mai nessun privilegio. Non mi sono mai sentito come quello che va aiutato perché dislessico”. Avere un Dsa è una caratteristica come altre, non si può negare di averla, ma neanche farne un paracadute. Studiare gli piace e gli riesce. Si è diplomato a luglio con 100/100. Un risultato per cui sente di dover ringraziare in particolare la madre “in tante situazioni di stress in cui avrei preferito mollare, lei mi ha spinto col suo fare allegro e un po' da ‘sagoma' ad andare avanti. E poi la mia logopedista Monica. Ecco perché mi sento di dire a chi crede di avere un Dsa di rivolgersi immediatamente a un professionista che possa fornire le giuste armi per affrontare questa battaglia. Di non vergognarsi mai perché è una cosa che può dar fastidio, ma ci rende diversi, non inferiori”. Francesco sfata così quel luogo comune per cui se un bambino con Dsa riesce “a cavarsela” a scuola già è un traguardo. Lui è la prova che si può eccellere. Si sta preparando per la prova di ammissione alla celebre Università Sant'Anna di Pisa perché vuole diventare ingegnere. “Una volta che ho capito come gestire il mio Dsa, che è una specie di cavallo pazzo, ho capito anche che avrei potuto andare persino più lontano di chi aveva semplici cavalli addestrati”.