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Vania e tutte noi

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Selene Bisi
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Vania, 46 anni. Avremmo voluto raccontare che ce l'ha fatta. Che si è salvata. Invece no. Morta in seguito alle ustioni causatele dall'ex che le ha dato fuoco. La stessa fine che a Giugno era toccata a Sara, bruciata viva dall'ex. Numeri che fanno allungare la lista dei femminicidi in Italia. Ma dietro quei numeri c'erano vite. Vania, l'operatrice socio sanitaria con due figli, quella di Sara la bella ventiduenne bionda che amava ballare. E ancora quella di Gloria, l'insegnante quarantanovenne che amava il suo lavoro. E mentre Vania moriva a Lucca, a Caserta veniva ritrovato il corpo di Rosaria, accoltellata dal compagno e gettata in un sacco a pelo. Bruciate, soffocate, accoltellate. Potremmo raccontare 66 storie finite così dall'inizio dell'anno. E poi ci sono quelle che non ci lasciano il corpo, ma ci lasciano l'anima ogni giorno: picchiate, violentate, umiliate, vittime di stalking. Ogni giorno. E ogni giorno ce le descrivono come vittime di amori sbagliati. Ma quale amore? Perché di amore non si può parlare, l'amore è un'altra cosa. Eppure da sempre abbiamo imparato, studiato, letto tra i banchi di scuola, visto nei cinema, storie di amori sofferti, in cui più la sofferenza era profonda più il sentimento sembrava autentico. Come se il tormento fosse il metro di misura dell'amore. Così siamo finite tutte a raccontare almeno una volta alle amiche, persino con un pizzico di orgoglio, di quanto lui fosse geloso. Poi le maglie di quella gelosia si infittiscono. E diventano ordini, su come portare i capelli, su quale vestiti indossare, su quale luoghi e amicizie poter frequentare. Allora di quella gelosia non siamo più così lusingate, ma spesso uscirne è troppo tardi. Perché un altro retaggio culturale che ci tramandiamo, persino inconsapevolmente, noi donne, è quello della sopportazione. Quella sindrome da crocerossina per cui dobbiamo pazientare, accudire perché lui si comporta così perché "è stanco, lavora troppo, forse la colpa è nostra". Così cerchiamo di salvarlo. O di essere salvate. Ecco perché, se molti passi avanti sono stati fatti, se oggi abbiamo dei diritti riconosciuti sulla carta che le nostre nonne potevano soltanto sognare, spesso siamo noi che restiamo ancorate al suolo. Siamo noi che abbiamo tutti gli strumenti per spiccare il volo e restiamo in nidi in cui non siamo al sicuro. Lo so, è sbagliato dover dare consigli alle donne su come proteggersi dalla violenza degli uomini. La cosa giusta sarebbe insegnare agli uomini a non essere violenti. Ma se c'è una persona da cui possiamo partire è quella che stamani avete visto davanti allo specchio. E che magari non vi è neanche piaciuta tanto, a cui avete trovato mille difetti, a cui avete legato stretta la coda dei capelli e che poi è scappata in fretta e furia verso il lavoro, gli impegni con i figli, la spesa da fare, il meeting a cui partecipare. Perché abbiamo imparato a sfilare grembiule e ballerine per infilarci tailleur e tacchi 12, a girare con la 24 ore in una mano e lo zainetto dei figli nell'altra, sempre di corsa, ma non abbiamo ancora imparato ad amare abbastanza noi stesse.