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Quell'orco cattivo che fa tremare la terra

Selene Bisi
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100 secondi, 142 secondi. Questa la durata delle scosse che hanno devastato paesi e vite. Pochi minuti bastano per cambiare per sempre i destini. Tra le macerie segni di esistenze spezzate, colte nel momento in cui si è più inermi. Di buio, nel sonno, nel letto delle case dove ci sentiamo al sicuro. E il letto è stato lo scudo, a Pescara del Tronto, che ha protetto nonna Vitaliana e i suoi nipotini di 6 e 4 anni. Perché in questa tragedia qualcosa rende tutto ancora più straziante, se possibile: i bambini che non ce l'hanno fatta. Il piccolo Stefano, 8 mesi, Marisol 18 mesi, i gemellini di 7 anni Simone e Andrea. Bambini che erano in vacanza, perlopiù dai nonni, lontani dal caos dei grandi centri per poter vivere la spensieratezza di luoghi belli, quasi incontaminati. Per quei bambini l'orco cattivo è stata la terra che ha preso a tremare, sorprendendoli tra le loro piccole e fondamentali certezze. Siamo abituati a sentire numeri, quanti morti, feriti, ma dietro ciascuno ci sono mondi, storie fatte di affetti, problemi, conquiste. Con questo terremoto si sono spazzati via tanti mondi, si sono cancellati passati e resi più difficili i futuri. Peró c'è un'immagine da cui passa la forza della vita che continua: Giorgia, 8 anni, un pigiamino rosa, estratta viva dai Vigili del fuoco che hanno scavato per ore, a mani nude, tra le macerie. Ancora ignara di aver perso la sorellina, con flebile voce ha chiesto un po' di acqua. Perché i bambini sanno aggrapparsi. Si aggrappano alle gonne della mamma, alle giacche del papà: “Non andare a lavoro oggi, resta con me”, come si aggrappano alla Vita, con tenacia, con resilienza. Come scriveva Maria Montessori: “Se v'è per l'umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l'uomo”. E' da loro che dobbiamo e possiamo ripartire.