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Iacopo Melio e Parigi XXI

Selene Bisi
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Iacopo Melio è stato protagonista di questa stessa rubrica l'anno scorso, quando già era conosciuto, quando dal suo hashtag Vorrei prendere il treno era già nata la Onlus e una piccola grande rivoluzione per i diritti dei disabili. Oggi è ancor più famoso che a dirlo a lui “sei famoso” sorride sornione con l'aria da “pensa come siamo messi”. Ma è così perché la sua battaglia è non solo la battaglia per tanti, ma anche di tanti perché anche “gli abili” si battano per i diritti dei disabili. D'altronde il senso della società civile è questo: lottare per diritti di cui forse non usufruiremo mai ma che sappiamo essere fondamentali per qualcun altro. Stavolta però la nuova impresa di Iacopo non ha a che fare con la disabilità. A meno che l'amore non sia considerato tale! Ha scritto un libro: Parigi XXI che parla d'amore, o meglio dell'amore di Giacomo per Francesca, di qualcosa di vissuto e poi sospeso. Perché la sensazione è questa: quando si continua a amare qualcuno che non ci corrisponde più, l'amore non si spegne, ma resta lì. Nell'attesa che torni o che almeno muti, facendo meno male. Righe di poesie, “un'unica storia d'amore spezzettata in tanti frammenti” come l'ha definita Guido Catalano. Frammenti che fanno commuovere, sorridere pensando proprio quello che Iacopo scrive nella prefazione: “mi auguro che durante il percorso possiate più volte soffermarvi, osservare il panorama di fronte e pensare: qui io ci sono già stato…” Perché per quanto ogni relazione sia diversa e i turbamenti che la accompagnano siano diversi, ci sono quei comun denominatori che fanno delle storie d'amore dei copioni precisi e che eppure non smettono mai di stupirci e di appassionarci che siano narrate tra le righe di un libro, in una serie tv, in un capolavoro cinematografico, o che abbiano noi come protagonisti. E così, poesia dopo poesia, frammento dopo frammento, saliamo anche noi a bordo dell'altalena di entusiasmi e tormenti di Giacomo, leggiamo e rileggiamo frasi che hanno tutta l'intenzione di diventare aforismi di quelli che da ragazzini scrivevamo sugli zaini, sui diari di scuola e che forse ora si copiano incollano su qualche social, ma che sono comunque belli, perché per scriverla proprio come Iacopo “abbiate cura dei sentimenti, dei vostri, ma soprattutto di quelli degli altri. E possibilmente coltivateli. Con pazienza, delicatezza e armonia. Senza paura, sinceri verso voi stessi. Vedrete: amare a voce alta è meno spaventoso di ciò che si pensi”.