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La battaglia delle Mariposas

Selene Bisi
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Abbiamo celebrato tutti la “Giornata per dire No alla violenza sulle donne”, l'abbiamo tutti osannata con spot più o meno intelligenti, più o meno credibili. In pochi sappiamo perché è proprio il 25 novembre. Per ricordare tre donne: le sorelle Mirabal che si facevano chiamare Mariposas (farfalle), quelle che fecero esclamare al dittatore Trujill : "Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal". Già, perché le tre donne vengono uccise il 25 novembre del 1960 a bastonate. La loro colpa? Aver lottato per la libertà, contro ogni dittatura. Ecco perché questa data è importante non per ricordare agli uomini che non si picchia, che le donne non sono proprietà, ma come monito per le donne stesse a lottare per la libertà. Una celebrazione che relega la donna al ruolo della vittima non rende giustizia al sacrificio delle tre Mariposas e di tutte le altre che sono morte per mano di un uomo. Dovrebbe essere infatti anche la giornata di quelle donne che ogni giorno combattono la propria battaglia, non solo contro chi le picchia, fa su di loro violenza fisica, ma anche contro la violenza psicologica, quelle donne che uno schiaffo non l'hanno mai ricevuto, eppure hanno l'anima piena di lividi. Quelle a cui ogni giorno il compagno, il marito ripete che non sono all'altezza, che non sono capaci di qualcosa, che non sono belle abbastanza, che sono ancora troppo acerbe per pretendere o troppo mature per pretendere ancora. Di quelle donne, ne sono certa, nonostante le campagne di sensibilizzazione, ne conosciamo tutti almeno una. E sono altrettanto certa che una volta nella vita ognuna di noi è stata discriminata perché donna. Quando facciamo un colloquio di lavoro e ci preferiscono un uomo perché "siamo in età fertile", perché ancora, in troppi casi, siamo costrette a scegliere se essere donne in carriera o madri di famiglia. Quando indossiamo una gonna corta e qualcuno fa apprezzamenti pesanti mettendoci a disagio. Quando, nel 2016, c'è ancora chi insegna ai bambini che certi giochi sono da "maschietto" e altri da "femminuccia". Ecco perché il 25 novembre è il giorno in cui ricordiamo coloro che per la violenza maschile sono morte. In molte città abbiamo trovato vie, piazze colme di scarpe rosse a ricordarle, come caduti di una battaglia. Ma c'è anche molto altro perché è la battaglia di tutte noi, ogni giorno. Allora indossiamo un'armatura di amor proprio e aiutiamoci l'un l'altra.