Vietato dire non ce la faccio più

La neve, i bambini e un pacco di biscotti

23.01.2017 - 10:46

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"Sotto la neve/lo penso: e vedo (o sogno)/ un piccolo villaggio, una gran pace/dentro, un cantar di galli./ E il piccolo villaggio si smarrisce/in un fioccar di neve./Entro il villaggio in abito da festa/una casetta bianca."
Abbiamo studiato da piccoli questa poesia di Rainer Maria Rilke, l'abbiamo recitata quando la neve significava ancora giochi, quando significava la libertà di saltare la scuola, quando aveva il volto dei pupazzi con una carota come naso e i bottoni come occhi, quando i sacchi della spazzatura diventavano meglio degli slittini ultimo modello, quando sdraiarsi sulla neve e agitare le braccia significava "fare gli angeli".
Stavolta la neve ha fatto dei soccorritori degli angeli. Gli uomini della Guardia di Finanza sono arrivati all'albergo di Rigopiano, in provincia di Pescara, marciando sugli sci, nelle intemperie, con il pericolo di nuove slavine. Senza poter fare nulla di fronte al dramma dei morti e di coloro che restano senza il loro amore come Giampaolo che ha tenuta stretta la mano della moglie che se ne stava poco a poco andando. Ma quegli angeli cercano di fare il possibile; insieme al soccorso alpino e speleologico continuano a cercare i dispersi. E tirano fuori tutti e quattro i bambini: Edoardo che appena estratto dice "ero con gli altri a giocare a biliardo" e che dovrà affrontare adesso il dramma di scoprire che la mamma non ce l'ha fatta, GianFilippo, la sorellina Ludovica che chiede biscotti e ancora un altro piccolo che esclama con ingenuità : "quanta neve!".
Una famiglia che ha potuto ricongiungersi in un abbraccio, la solidarietà delle persone, le preghiere, il cordoglio, le cose che hanno funzionato sono immagini che regalano attimi di tregua in questi giorni di immenso dolore in cui alla tragedia si aggiunge l'inadeguatezza delle solite polemiche sugli immigrati, ormai chiamati in causa con ogni pretesto, di politici che si recano sui luoghi colpiti in tempi non opportuni, di una satira che diventa emblema del cattivo gusto. Sono le cose di cui non c'è bisogno. Di cosa c'è bisogno invece ce lo mostrano come sempre i bambini, in questo caso Francesco, un piccolo pescarese. Ha sentito che la sua coetanea Ludovica, una volta estratta dalla neve, ha chiesto i biscotti. E così, con un ragionamento lineare da bambino si è chiesto "cosa posso fare per rendermi utile? Di cosa c'è bisogno? Per Ludovica di biscotti". Si è fatto accompagnare dalla mamma a portare il pacco in ospedale. Contro ogni polemica, ogni strumentalismo, i bambini ci danno di nuovo una lezione: la semplicità di un gesto che può far sì che la neve torni presto a essere per loro, non qualcosa da temere, ma un motivo per sorridere.

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