Vietato dire non ce la faccio più

Il viaggio di Pateh: morte a Venezia

30.01.2017 - 10:20

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Un ragazzo di ventiduenne anni si suicida a Venezia. Non sappiamo molto di lui, sappiamo che arrivava da Milano. Ma che ancora prima aveva fatto un viaggio ben più lungo a bordo non di un aereo, non di una nave da crociera. Ma di una di quelle carrette del mare. Era partito dal Ghana, forse con tanti sogni o forse con il solo sogno di salvarsi la vita perché ci sono posti in cui sopravvivere significa aver già esaurito il “bonus speranze”. Aveva attraversato il Mediterraneo e ce l’aveva fatta. Aveva raggiunto la sua possibilità di salvezza: l’Italia.
Sbarcato sulle coste siciliane, aveva ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Si chiamava Pateh Sabally.
Non sappiamo null’altro di lui. Non sappiamo chi ha lasciato in Ghana, se aveva una famiglia, non sappiamo che scuole aveva frequentato, se gli piaceva studiare, non sappiamo quale fosse il suo cibo preferito, quale musica gli piacesse, se fosse innamorato. Possiamo immaginare. Possiamo immaginare che se in quella traversata era riuscito a salvare una foto dei suoi, forse la guardava ogni giorno. Possiamo immaginare che avesse nostalgia della propria terra, di quei colori e di quei suoni. Possiamo immaginare, ma non sappiamo nulla della sua vita. Sappiamo purtroppo tutto però di come è morto. E lo sappiamo perché c'è un video che racconta la sua fine. Un dramma nel dramma. Si scorge in mezzo all’acqua un uomo, dai vaporetti e intorno si sentono ben distinte le voci di chi lo chiama “Africa”, di chi dice “Vabbè questo è scemo” perché non prende nessuno dei quattro salvagente che gli vengono gettati da un vaporetto. Nessuno che si sia buttato per aiutarlo. Nessuno. Tutti pronti a filmare con il telefonino, a urlare, persino a insultare, ma nessuno pronto a salvarlo. Immagini terribili quelle che raccontano la fine di un ventiduenne. Ma che raccontano anche la fine di quell’emozione di cui spesso ci riempiamo la bocca ma che evidentemente non siamo sempre in grado di provare: la compassione, che nel suo significato originario non ha nulla a che vedere con la pena, bensì con qualcosa di nobile come la condivisione emotiva della sofferenza altrui. Ed è questo il significato che assume l’umanità del gesto del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Grazie al Fondo Solidarietà, alimentato dall’importo dell'indennità di Sindaco, il Comune sosterrà le spese per i funerali di Pateh.Un gesto di compassione umana, solidarietà, rispetto per un ragazzo che era arrivato nel nostro paese per vivere.

selenebisi@libero.it

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