Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

La psicoterapia in cucina: l'idea di Silvia

Selene Bisi
  • a
  • a
  • a

Il cibo, come lo scegliamo, come lo mangiamo, dice molto su chi noi siamo. Pensiamo a cosa rappresentano le Madeleine per il protagonista de "La strada di Swann" di Proust. Piccoli biscotti da the che furono per lui la chiave di accesso alla memoria involontaria, a ricordi di infanzia. Anche per Silvia, il cibo è legato a uno dei suoi primi ricordi "passavo molto tempo nell'orto con la nonna, avevo tutti i miei tegamini e facevo finta di cucinare. Il gioco della cucina mi piaceva, osservavo la nonna, la mamma." Questa passione ha sempre accompagnato Silvia, la cucina, il momento per creare. Così dopo la Laurea in Psicologia, durante la scuola di Specializzazione in Psicoterapia integrata, Silvia inizia a chiedersi se la cucina non potesse essere un modo per accedere, percepire, sentire le proprie emozioni. "Quando inizialmente parlai di questa idea a qualche collega, non fu accolta con entusiasmo, ma ho sempre seguito la mia strada" Oggi sono 11 anni che la Dottoressa Silvia Alderighi fa gruppi su questo tema. Con il tempo si sono affinati obiettivi, temi e capacità di lavoro "Offro a chi partecipa la possibilità di interagire con gli alimenti come metafora di un'emozione" In fondo sono anche i proverbi che sentiamo da sempre a collegare cibo, personalità ed emozioni. "Spesso diciamo -ho fatto la frittata- quando combiniamo un guaio, ma in cucina la frittata è anche il modo per risistemare le cose" Durante i gruppi, le persone hanno a disposizione una dispensa con "le certezze" rappresentate da farina, zucchero, spezie, le basi per cucinare. Durante la prima serata, tutti devono portare un cibo da cui si sentono rappresentati. "La metafora della cucina è lo specchio di qualcosa di concreto, il piatto non mente. Quando si cucina si esprime la propria autenticità." Cucinare diventa così una sorta di arteterapia, in cui il piatto è il quadro da dipingere. Il grande merito di Silvia è quello di aver creduto nella propria idea, di averla difesa "appena l'ho pensata mi sono detta: vabbè è una follia, ma l'ho fatto lo stesso. Durante le prime serate avevo paura quanto chi partecipava, non sapevo se sarebbe stato un buco nell'acqua. Eppure dura da 11 anni. Soprattutto perché se la mai idea è innovativa, le basi teoriche hanno radici lontane." Già il filosofo Ludwig Feuerbach aveva scritto "L'uomo è ciò che mangia" e abbiamo imparato grazie alla scienza che se il cibo può diventare fattore di malattia tanto del corpo quanto dell'anima, può anche essere uno degli strumenti di cura. [email protected]